"Presidente, signore e signori, salgo su questa tribuna con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere.
Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la nascita di questa organizzazione ottantuno anni fa. Principi e ambizioni che diversi governi qui presenti disprezzano o intendono smantellare.
La maggior parte di noi credeva in quella promessa comune. Perché eravamo convinti che la pace, la sostenibilità e le pari opportunità non fossero posizioni ideologiche, ma parte integrante del futuro dell'umanità.
Oggi, però, queste idee non vengono soltanto messe in discussione. Vengono attaccate da attori politici, da governi che vogliono riportarci a un passato oscuro. E non serve indicarli: sappiamo tutti chi sono e qual è il loro modus operandi.
Prima mettono in discussione le regole. Poi le violano, sapendo peraltro che nessuno avrà il coraggio di chiedergliene conto.
Tagliano i loro contributi agli organismi multilaterali come questo.
Prendono di mira i loro leader e i loro funzionari, ne bloccano la capacità d'azione, per poi descriverci come enti inutili di cui si può fare a meno.
Il loro è quindi un tentativo di demolizione pianificato e coordinato, che ci viene presentato come inarrestabile, come necessario. Ma che in realtà va contro le correnti strutturali della storia e poggia su tre pilastri sbagliati.
Il primo è l'egoismo: l'assurda convinzione che il mondo sia un gioco a somma zero, in cui il guadagno di qualcuno implica necessariamente la perdita di qualcun altro.
Il secondo è l'ignoranza: perché si disprezzano le evidenze scientifiche e si dà per scontato che esistano Paesi così potenti da poter abusare degli altri e da non aver bisogno di nessuno per prosperare.
E il terzo, il peggiore di tutti a mio giudizio, è la crudeltà. Una crudeltà che ormai non si scompone più davanti alle costole di un bambino affamato o a un ospedale ridotto in macerie.
In questi otto anni ho visto queste forze egoiste, ignoranti e crudeli crescere. Ho visto come si toglievano la maschera e prendevano il potere in molti luoghi. E da lì le ho viste scatenare guerre illegali, massacrare civili innocenti.
Le ho viste trattare milioni di esseri umani come se fossero bestiame e ritirare gli aiuti a chi più soffre la povertà e la malattia.
Le ho viste inquinare l'atmosfera e anche l'oceano, come se fossero di loro proprietà. E cospirare per distruggere questa organizzazione e tutto ciò che rappresenta. Dico tutto questo perché essere testimone di queste cose ha trasformato il mio modo di comprendere il mondo.
Ma non mi ha fatto perdere la speranza. Perché in questi otto anni ho visto anche cose meravigliose che mi fanno continuare ad avere fiducia nell'umanità.
Ho visto, per esempio, milioni di persone mobilitarsi in difesa della natura, della pace, dei diritti civili.
Ho visto migliaia di attivisti e di servitori pubblici affrontare i poteri delle élite, sapendo di mettere a rischio la propria carriera e persino la propria vita.
Ho visto scienziati raggiungere traguardi che credevamo impossibili e molti governi fare la cosa giusta: scommettere sulla cooperazione, sulla giustizia sociale, sulla sostenibilità ambientale.
Certo, io stesso ho segnalato in diverse occasioni le contraddizioni e le carenze di questo organismo. Ma con la stessa convinzione devo denunciare che la maggior parte delle voci che oggi si ostinano a criticare il sistema delle Nazioni Unite non ne stanno descrivendo i fallimenti: stanno cercando di provocarne il fallimento.
Negli ultimi otto anni il mio Paese si è opposto a tutte le guerre di aggressione, ovunque siano scoppiate.
Ci siamo rifiutati di portare la nostra spesa militare al cinque per cento del prodotto interno lordo.
E abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per contrastare le pressioni contrarie alla Carta delle Nazioni Unite: sanzionando gli aggressori russi, imponendo un embargo sulle armi al governo di Netanyahu in Israele, impedendo che il nostro territorio venisse usato per schierare una coalizione contraria alla legalità internazionale e condannando senza ambiguità il genocidio che Netanyahu continua a perpetrare a Gaza.
Abbiamo anche mobilitato risorse per fare di più. E di fronte alla manovra che ha tagliato quasi un terzo degli aiuti mondiali allo sviluppo in appena due anni, la Spagna ha raddoppiato il suo investimento nella cooperazione e ha aumentato il proprio contributo ai sistemi multilaterali di nientemeno che il 60%. E lo abbiamo fatto restando sempre fedeli ai nostri principi. Anche in momenti difficili come quello che sta vivendo la città spagnola di Ceuta, dove disuguaglianza, disperazione e disinformazione hanno alimentato una delle crisi di migrazione irregolare più gravi degli ultimi anni. So che in momenti come questi la tentazione è scegliere la scorciatoia, cedere alla paura, trasformare il migrante in un nemico e violare la legalità.
Ma il mio Paese, la Spagna, non lo farà. E ovviamente non lo farà nemmeno una città spagnola come Ceuta. Perché i suoi cittadini stanno dimostrando che si può affrontare una crisi senza rinunciare alla decenza, mantenendo la legalità e rispettando i diritti umani. E ne usciremo più forti proprio per questo. Perché la Spagna non sceglie la strada più facile: sceglie sempre la strada più giusta.
E voglio anche riconoscere che il mondo lo sa. E le forze reazionarie che vogliono distruggere questo ordine multilaterale non smettono di attaccarci per questo. Vogliono che dimentichiamo, vogliono che finiamo per credere che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siano cause perse, che difendere il bene comune sia ingenuo, che cooperare sia un segno di debolezza.
Ebbene, io sono qui, salgo su questa tribuna per dire loro forte e chiaro che si sbagliano e che non staremo zitti. Che noi spagnoli non faremo un passo indietro. Che non smetteremo di credere che l'umanità possa continuare a progredire e che, tutti e tutte insieme, possiamo costruire un mondo migliore.
E non lo faremo perché dobbiamo rispondere ai nostri figli e alle nostre figlie, ai loro sogni.
Perché sappiamo che tra qualche anno quelle generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbiamo avuto ciascuno di noi.
Ci chiederanno, giustamente: che cosa avete fatto quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio?
Ci chiederanno: che cosa avete fatto quando difendere ciò in cui credevate ha cominciato a costare caro?
E quando accadrà, vogliamo poter dire loro che non abbiamo smesso di lottare.
Che noi no.
Vogliamo poter dire loro che ci abbiamo rimesso la pelle per lasciargli un mondo più pacifico, più sostenibile e, sì, più giusto.
È questo che speriamo di potergli dire. Ed è questo l'impegno che voglio lasciare su questa tribuna.
Non a nome mio, ma a nome del Paese che rappresento: la Spagna.
Molte grazie”.
Pedro Sanchez - Primo ministro spagnolo, all'assemblea dell'ONU 2026
Riporto l'articolo illuminante di Joseph E Stiglitz (premio nobel per la medicina) pubblicato stamattina su "Avvenire" in cui chiede politiche che diano risposte alle diseguaglianze e alla povertà. E' del tutto evidente che la ricchezza viene sempre più concentrata e che questa concentrazione tende poi a indebolire le democrazie e gli spazi di libertà. La cosiddetta classe media è in forte difficoltà anche nei paesi più evoluti e ricchi. Gli interessi poi spingono verso conflitti sempre più slegati dalle reali necessità degli stati.
"Ci siamo abituati a pensare alla disuguaglianza estrema come a una caratteristica spiacevole ma inevitabile delle economie moderne, nonché come a un necessario compromesso per ottenere buone performance economiche. Non è né l’una né l’altra cosa. La disuguaglianza è la conseguenza diretta di scelte politiche in materia di tassazione, mercato del lavoro, investimenti pubblici e regole che governano le nostre economie. Negli ultimi decenni molte di queste scelte hanno ridotto il potere del lavoro rispetto al capitale, consentito alle imprese e ai super-ricchi di sfruttare scappatoie fiscali e indebolito gli investimenti pubblici. In qualità di presidente del Comitato straordinario di esperti indipendenti sulla disuguaglianza globale del G20, istituito dalla Presidenza sudafricana del G20, ho trascorso l’ultimo anno insieme a economisti ed esperti di primo piano ad analizzare lo stato della disuguaglianza nel mondo. I nostri risultati mostrano una crisi ampia nelle sue dimensioni e preoccupante nella sua traiettoria. Per questo motivo il Comitato propone formalmente la creazione di un International panel on inequality (Ipi), un organismo globale ispirato in parte all’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc). L’Ipi produrrebbe valutazioni periodiche, scientificamente rigorose, sui livelli e la dinamica della disuguaglianza, sulle sue cause e conseguenze, nonché sui successi e fallimenti delle politiche adottate per contrastarla nel mondo.
Ho letto, poco tempo fa, su "appunti" di Stefano Feltri, un articolo sulla fascinazione di tante persone per le non democrazie, le dittature, le democrature, per un sol uomo al comando. E' innegabile infatti che alcune figure, come Trump e Putin, nonostante gli insuccessi militari e economici, nonostante che quasi tutte le loro promesse si siano infrante contro una realtà che non è facile piegare ai sogni, continuino ad esercitare un fascino su larghe fette dell'opinione pubblica occidentale...
E' del tutto evidente come, da tempo, su molte persone si eserciti un'influenza tesa a far credere che i problemi degli stati occidentali siano legati all'immigrazione (nonostante la denatalità dilagante), a coloro che chiedono parità di diritti (vedi i movimenti contro la violenza sulle donne e black lives matter), ai movimenti per frenare l'inquinamento planetario (nonostante le evidenze del cambiamento climatico), alla tolleranza apparente verso la microcriminalità (che altro non è che il normale corso della giustizia).
Non ci si meraviglia se grandi aziende (anche straniere), o magnati, in maniera più o meno trasparente, finanzino movimenti politici ispirati ad idee reazionarie tese a spaccare l'Europa, a non contrastare l'influenza Russa e Americana, a violare i diritti dei migranti, a non frenare il dilagare della politica non filtrata sui social network, a frenare le inchieste della giustizia sulla grande criminalità (anche finanziaria e politica), a frenare le inchieste scomode dei giornalisti e tesi a negare pervicacemente il cambiamento climatico (frenarlo frenerebbe lo sviluppo economico).
Poi c'è la questione mass media: è del tutto evidente che alcuni tycoon (Murdoch, Berlusconi, Trump, etc.) si sono appropriati (in maniera apparentemente legale) di grossa parte dei giornali, delle TV, dei social network e delle radio e usino tutti questi mezzi per propaganda continua e martellante tesa a sponsorizzare movimenti e partiti antidemocratici. Non si parla più di conflitto di interessi, oramai è una cosa superata dai fatti. Anche le aziende proprietarie dei social, delle AI, dei motori di ricerca, dei grandi mercati on-line, si stanno impegnando a contaminare i mass media e la politica con una propaganda oramai a senso unico e tesa a sovvertire le "democrazie" che imbrigliano i loro affari.
Un altro punto interessante che riguarda le Mega Aziende è: quanto può crescere un'azienda prima di diventare un problema/pericolo per gli stati? Ricordo benissimo un libro di fantascienza che teorizzava che, nel futuro, non sarebbero più esistiti gli stati nazionali, sostituiti dalle corporation, le quali avrebbero potuto legiferare ed avere diritto di giurisdizione su territori (in quel caso addirittura pianeti) e popolazioni. Adesso ci troviamo in una condizione in cui alcune aziende (Apple, Google, Amazon, Meta, Microsoft, OpenIA, Nvidia, Samsung, etc.) hanno più fatturato rispetto al PIL di diversi stati. Inoltre, vendendo servizi e prodotti oramai strategici per chiunque sul pianeta terra, di fatto esercitano anche un potere sulla vita di ognuno. A tutto questo non si è contrapposto un piano europeo per produrre motori di ricerca, mercati on line, telefonini, sistemi operativi, social network, intelligenze artificiali, che avrebbero potuto riequilibrare il potere mondiale. Solo la Cina (anch'essa guidata da una dittatura) ha prodotti altrettanto concorrenziali e, infatti, è in corso una guerra commerciale con Pechino. Guerra che al momento, però, la vede in vantaggio...
Un'altra cosa incredibile è che si consenta alle aziende produttrici di armamenti (non del tutto, o sempre, completamente controllate dagli stati) di quotarsi in borsa, o di quotare le loro controllate/collegate. Così gli investitori stessi diventano complici e hanno interesse allo sviluppo di nuovi conflitti. D'altro canto alcuni sono contro il riarmo anche quando il loro stato è "minacciato" da una potenza straniera. Le contraddizioni fanno parte di questo meltin pot di idee retrive, reazionarie, violente, in cui va bene tutto, basta frenare questa Europa ladrona, basta ributtare a mare questi invasori dalla pelle scura, farla finita con quelli che si lamentano per il cambiamento climatico...
Vogliamo poi parlare dei sistemi elettorali? Oramai sempre più orientati al maggioritario o a premi di maggioranza o, comunque, a sistemi che premino chi ha avuto la maggioranza, anche solo relativa. In questa maniera, eliminando i sistemi proporzionali, le forze politiche non sono più costrette ad accordi per governare... e tutto in nome di una presunta rapidità e governabilità! La verità è che tutto ciò ci porta a contrapposizioni sempre più forti e alla fine della moderazione.
Ci sono poi alcuni aspetti di presunta libertà economica. La liberalizzazione di telefonia, servizi idrici, servizi elettrici, forniture del gas, etc, ha veramente portato convenienza ai cittadini? Io temo proprio di no... Cittadini che poi vengono bombardati da venditori telefonici senza scrupoli (e senza diritti) in cui si offrono presunte convenienze che, nella realtà, non esistono... Il mercato del gas, del petrolio, di altre materie prime, poi, sono diventati solamente occasioni per speculatori ed infatti il sospetto è che taluni conflitti avvengano più per fare rapidi guadagni che per reali scontri tra stati.
Rispetto a tutto questo, alla fine, se qualcuno si azzarda a dire che queste idee confuse e violente andrebbero bloccate lo si accusa di non essere democratico, di voler discriminare chi la pensa in maniera diversa.
Il futuro che ci aspetta è difficile e richiede un impegno maggiore da parte di tutti coloro che, anche avendo idee diverse tra loro, tengono alla democrazia e all'unità dei paesi e dell'Europa. Ci si trova, come ieri, che debbano essere quelli come Monti, a cantargliele in faccia ai reazionari. E' evidente che ai democratici (divisi in tutte le loro fazioni, di destra, sinistra, centro, sopra e sotto) manca il linguaggio e la preparazione. Difficile anche sentirli parlare di Ambiente, di denatalità, di sviluppo economico.
Le uniche proposte che ho sentito dai partiti progressisti, in questi giorni, relativamente al cambiamento climatico, è che dovremmo dare i condizionatori a chi non se li può permettere. Il socialismo applicato al condizionamento!
Auguri a tutti.
V.