La questione infermieri (e personale sanitario e socio sanitario in generale) finalmente sta arrivando all'attenzione dei media nazionali. La politica, l'imprenditoria e le amministrazioni in genere si dovrebbero occupare del cambiamento climatico, della questione demografica e, di conseguenza, della questione lavorativa (che poi ha una serie di sfaccettature a seconda dei settori produttivi e dei luoghi), ma sembra che in Italia ci si diverta a mettere la testa sotto la sabbia.

In Toscana, da tempo, anche grazie ai meccanismi consentiti dal federalismo all'italiana (che consentono parametri numerici lavorativi e dimensionali diversi), stiamo vivendo, come abbiamo segnalato più volte anche noi di confcooperative Prato e Pistoia, una carenza generale di personale sanitario e sociosanitario. A tutto questo la risposta delle ASL è stata solamente quella di assumere personale tramite concorsi, togliendolo di fatto ai gestori privati delle varie attività sanitarie e sociosanitarie (RSA, RSD, case famiglia, centri analisi, farmacie, cliniche private, etc.).

Con l'introduzione, per ora solo fantasmatica, delle case di comunità, la situazione potrà unicamente aggravarsi. Stamattina se ne è accorto anche il sole 24 ore, con un articolo di Paolo del Bufalo e Stefano Simonetti.

Sono stati richiesti incontri alle autorità (SDS, ASL, comuni, regione), vediamo se si sortirà qualche forma di risultato.

Ci si potrebbe trovare, a brevissimo, a dover chiudere servizi che integrano, in maniera cogente, la sanità pubblica.

V. D'Agostino