«Ma a voi che vi deve interessare? A chiedere se una storia è vera oppure no? Che ci guadagnate? È una storia, figli belli, una storia come ce ne sono tante, fatta di persone, fantasmi, bucie e cose vere. Non lo sappiamo dove stanno le storie, sono come le nuvole, pure peggio, perché almeno quelle le vediamo. Stanno nell’aria... dentro alle pareti, nei palazzi, in mezzo alla strada incastrate magari a ’sti piselloni de marmo che nun fanno parcheggia’. Ve chiedete se Peter se chiamava Peter, o Wilfred o Hans. La storia che raccontava v’è piaciuta?». Li guardò. «V’ha fatto sogna’? Ride? Piagne? V’ha fatto spavento, v’ha messo er nervoso? V’ha fatto pensa’?». Si avvicinò ai ragazzi. «V’ha fatto pensa’?» ripeté abbassando il volume della voce ma scandendo meglio le parole. «A quello servono le storie. E lasciate perde se Peter era un soldato, se stavamo insieme, se giocava con la Lazio, se s’è sarvato da via Rasella, se ha fatto la resistenza, se mi’ zio l’ha nascosto e se io ero una gappista. Che ve interessa. C’avete creduto? E allora è possibile. Una cosa è vera però, e ve la dovete ricorda’ per sempre: i fascisti e i nazisti erano la feccia. E Peter non era uno di loro. Sia che ha fatto la resistenza sia che era un soldato. Per il resto ricordatevelo come uno che cantava le storie. Ce servono sempre, e sapete perché? Perché l’omini c’hanno er difetto de scordasse le cose. E le storie a quello servono. A nun scordasse mai. Mo fateme lavora’ che mi’ nipote oggi nun è potuta veni’ a damme ’na mano».
da "I tramezzini di Rocco Schiavone" di Antonio Manzini - Sellerio Editore Palermo