Relativamente a quanto riportato da varie testate sugli interessi privati nell'attuale guerra (Iran), e in altre precedenti o contemporanee, c'è un punto di fondo sul quale spesso si sorvola. 

Uno dei vulnus peggiori del capitalismo moderno, infatti, è che anche le industrie di armamenti siano "normalmente e tranquillamente" quotate nelle borse moderne, e se non lo sono direttamente, lo sono attraverso partecipate e controllate. 
E' ovvio che chi investe in tali aziende sia poi interessato al fatto che queste aumentino di valore e, al di là degli interessi dei vari stati (che non sempre le controllano), sembra oramai scontato che le guerre, che nascono quasi senza giustificazione alcuna, siano inevitabili e facciano parte del "sistema" di un mercato votato al guadagno sempre e comunque. 

Il dubbio è che questa violenza tra gli stati, in un ordine mondiale oramai scardinato, in democrature sempre più diffuse, faccia parte di un sistema ben oliato che serve a ricondizionare i mercati, a far crescere aziende produttrici di strumenti di morte e ad alterare i prezzi delle materie prime.

V. D’Agostino