Il quadro che emerge dall’ultimo Osservatorio Itinerari previdenziali, che si basa sui redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025, presentato in un convegno al CNEL. Il quadro che ne emerge è molto distante dalla narrazione degli italiani oppressi dalle tasse (perlomeno non tutti) e serve a stimolare una riflessione sul sistema e la sua equità e sostenibilità.
Alcuni dati:
Come ha dichiarato Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali, c’è stata «un’enorme redistribuzione di ricchezza di cui non solo la maggior parte dei cittadini che fruisce, appunto gratuitamente (perchè non paga imposte, ndr), di quei servizi non si rende neppure conto ma che lascia oltretutto alle altre funzioni statali solo le residuali imposte indirette, le accise e la pericolosa strada del debito». Secondo Brambilla l’Italia è un Paese caratterizzato da una triplice progressività: «La prima riguarda il fatto che più un soggetto guadagna e più paga; la seconda, altrettanto legittima, è data dall’incremento dell’aliquota. La terza, invece, è una progressività che si potrebbe definire quasi “occulta”, perché mai evidenziata dai fautori della riduzione delle imposte, i quali di rado considerano che, all’aumentare del reddito diminuiscono fino a sparire del tutto deduzioni, bonus e sgravi, incentivando così implicitamente eventuali fenomeni di sotto-dichiarazione (fisco criminogeno, ndr). Provocatoriamente verrebbe infatti da chiedersi: perché dichiarare quanto davvero si percepisce se questo significa rinunciare a possibili prestazioni sociali o altre agevolazioni (mense scolastiche, bonus trasporti, università, asili, RSA, e così via) da parte di Stato, Regioni e Comuni?». Brambilla commenta ancora, resta «fondamentale abrogare la flat tax che, oltre a presentare profili di incostituzionalità, alimenta senza dubbio fenomeni di sommerso ma le cifre dimostrano che la comune vulgata secondo cui le tasse le pagano i dipendenti non è totalmente vera. È vero che i lavoratori dipendenti pagano le tasse ma, come dimostra la scomposizione per fasce di reddito, si tratta soprattutto di quadri, funzionari e dirigenti, categorie ormai scarsamente rappresentante sia dalla politica sia dai sindacati, che invece concentrano le proprie proposte su ulteriori riduzioni di imposte e contributi sociali a favore delle fasce di reddito più basse le quali però, dati alla mano, già oggi versano poco o nulla».
L’Osservatorio, tra le varie proposte, chiede anche una profonda revisione dell’Isee e la messa a punto di una banca dati centralizzata dell’assistenza, in modo da limitare fenomeni di elusione fiscale, consentendo allo Stato di aiutare in maniera più mirata solo coloro che si trovano in una condizione di reale necessità.
Aggiungo che andrebbe rivisto anche il meccanismo di funzionamento degli accertamenti fiscali. Spesso sono più orientati a chiedere documenti a chi già dichiara e paga ogni anno invece di misurare i redditi "reali" delle persone, anche attraverso l'utilizzo di un "redditometro" o di un "patrimoniometro" che analizzino il livello di spese delle persone, delle aziende e delle famiglie. In questa maniera si colpirebbe anche molto di più la criminalità.
Questi dati, cioè che solo una minoranza dei cittadini "produttivi" paga i servizi di tutti mi ha fatto venire in mente quanto scriveva qualche anno fa Luca Ricolfi ne "La società signorile di massa". Tanto per citare una delle sue frasi <Dal momento che a lavorare è una minoranza dei cittadini italiani, e la maggioranza che non lavora, quasi sempre, è legata a quella che lavora attraverso le relazioni familiari di coniuge, figlio, genitore, ecco che siamo in presenza del tratto distintivo della società signorile: l’appropriazione di una porzione significativa del surplus da parte di chi non lavora. Con un’importante qualificazione: ora i signori sono più numerosi dei produttori.>